Ti ho cercata

 

Ti ho cercata perché avevo bisogno di seguire la luce lungo il fiume di respirare l’aria che sa di campi in attesa.

Era necessario correre con la testa alta e le braccia aperte, sentire una nuova libertà di aspettare la sera.

Ho rincorso colombi in cerca di rami, alberi spogli a graffiare cieli per ispirare nuove gemme.

Il gocciolio di una fontana ammantata di muschio, licheni e l’argento delle foglie di ulivo pettinate dal vento.

Il mormorio di una porta corrosa dal tempo, edera a dividere le pietre, i decori ocra rossa dei rivoli della ruggine.

Ti cerco, steli d’erba profumata a segnare il passo della dea che lasciò il varco aperto.

 

Fu così che non fummo solo carne, fu così che si parlò di uno spirito che non muore.

Era necessario che il respiro sotto allo sterno non reggesse il singhiozzo. Cammino ancora per riconoscere con i piedi la terra, l’erba e poi i sassi. Camino e libero le trecce al vento, i polsi finalmente aperti.

Avvolgimi a te e infila le dita tra i capelli, rimargina le ferite e poi abbracciami forte, stringimi ch’ io mi senta finalmente libero.

Era necessario respirare il profumo dei mosti e poi del grano mietuto tra i fiordalisi, sentire che può accadere tutto e di niente aver paura.

Ti cerco per mettere zuccheri variopinti là dove il dolore non trova risposte.

Ci sporcheremo le mani della farina che sa di pane e brace. Andremo alla festa per cantare a squarciagola e bere vino che sa di cantina.

Non conteremo i rintocchi legheremo le corde delle campane e saremo colorati di quella gioia che riscalda il letto d’inverno.

Con l’abbaiare di cani lontani misureremo spazi infiniti, aspetteremo il sorgere dell’astro.

Ti cerco per avere il tuo sapore, per fermare il tremore col tuo profumo, per spettinare i pensieri, per socchiudere gli occhi e veder più chiaro.

Aspetterò di tornare a casa per dire a chi non c’è che t’ho veduta e che di loro ti ho narrato.

E non moriremo mai perché siamo fatti per esser ciò che resta, il vento, un abbraccio, un bacio e i fiori tra novembre e dicembre.

Una candela accesa, il fumo di una pipa, le luci della notte, il cuore che trattiene ciò che non si descrive e all’infinito da definizione.

Era necessario riscoprire che è dal cuore che l’infinito prende definizione. Basta, respiro profondo, scrivo l’ultimo verso, scendo in strada così t’incontrerò. 

Ti stavo cercando perché avevo bisogno di seguire la luce lungo il fiume di respirare l’aria che sa di campi in attesa.

Alberto

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